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Il castello di Gradara: la leggenda di Paolo e Francesca

La leggenda di Paolo e Francesca e i versi di Dante
La leggenda di Paolo e Francesca, legata indissolubilmente al Castello di Gradara, è una delle storie d’amore e di morte più celebri della letteratura mondiale.
La Vicenda Storica e il Mito
Il matrimonio politico: Francesca da Polenta, figlia del signore di Ravenna, sposò nel 1275 circa Giovanni Malatesta (detto Gianciotto), signore di Rimini, per suggellare la pace tra le due famiglie. Gianciotto era un uomo valoroso ma rozzo e claudicante. L’inganno: Secondo la tradizione letteraria (ripresa anche da Boccaccio), Francesca fu ingannata: le fu fatto credere che avrebbe sposato l’affascinante Paolo Malatesta, fratello di Gianciotto, che si era presentato a Ravenna come procuratore di nozze.
L’amore segreto: Tra Paolo e Francesca nacque una passione clandestina che durò anni, favorita dalle frequenti assenze di Gianciotto, impegnato in cariche politiche e militari. La tragedia a Gradara: Nel 1289 circa, Gianciotto fu avvisato del tradimento da un servitore. Finse di partire ma tornò indietro di nascosto, sorprendendo i due amanti nella camera da letto del Castello di Gradara. Nel tentativo di colpire Paolo, Gianciotto uccise Francesca che si era interposta per fare da scudo, per poi trafiggere anche il fratello.
Il Canto V dell’Inferno di Dante
Dante Alighieri inserisce i due amanti nel Secondo Cerchio dell’Inferno, quello dei lussuriosi, condannati a essere travolti eternamente da una bufera infernale, così come in vita furono travolti dalla passione. Nonostante il peccato, il poeta prova una profonda compassione per la loro sorte.I versi più celebri descrivono la nascita del loro amore e l’attimo fatale in cui cedettero alla tentazione, leggendo insieme un libro che parlava di Lancillotto e Ginevra:«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,prese costui della bella personache mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.Amor, ch’a nullo amato amar perdona,mi prese del costui piacer sì forte,che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte . Caina attende chi a vita ci spense».Queste parole da lor ci fur porte.Francesca racconta poi il momento del bacio:«Quando leggemmo il disiato riso esser baciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso,la bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:quel giorno più non vi leggemmo avante».

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